Negoziato: motivi del suo fallimento

Non dobbiamo avere fretta.

Dobbiamo essere pazienti, mantenendoci calmi, ma pronti a cogliere il momento giusto per agire: come regola generale la pazienza ripaga.

Può darsi che la cosa da fare, quando non sappiamo cosa fare, sia proprio non far niente.

Mosse precipitose sono da compiersi solo quando è sicuro che vadano a nostro vantaggio.

I migliori risultati si ottengono con la calma e la perseveranza: la gente può non cambiare, ma, col passare del tempo, cambiano le circostanze e, quando gliene viene data la possibilità, la maggior parte delle persone cerca di essere accomodante.

1. Non ci prepariamo a fondo:

troppi professionisti delle vendite si approcciano a una negoziazione pensando principalmente al prezzo, concentrando le proprie energie sul “come proteggerlo”, spesso senza curarsi di capire veramente quali altre questioni possono influenzare “l’accettabilità o la rassicurazione” del cliente.

2. Vogliamo competere piuttosto che collaborare:

le persone hanno l’insana paura di essere sfruttate, e questo avviene sia per i negoziatori alle prime armi, che per i cosiddetti esperti; questa paura porta a fare richieste talmente ambiziose da essere spesso percepite come irragionevoli, o coercitive, dalla controparte.

3. Lasciamo che le nostre emozioni abbiano la meglio su di noi:

 quando entriamo in una negoziazione accesa, e stiamo cercando di far accadere qualcosa, che sia per la nostra azienda, o per noi personalmente, tendiamo a lasciare che i nostri pregiudizi emotivi lavorino nel processo. Secondo la psicologia comportamentale sembra che, quando ci “alteriamo”, possiamo fare scelte eccessivamente rischiose mentre, quando siamo tristi, tendiamo a pagare più del dovuto.

4. Accettiamo scorciatoie non proprio etiche:

questo potrebbe sorprendere e creare disappunto, perché, siamo portati a credere che solo i più spietati si comportino in modo non etico. In realtà “il border line etico” è più diffuso di quanto si possa pensare. Ci sono più persone di quante possiamo pensare che, quando hanno un interesse finanziario in gioco, sono disposte a forzare la mano e condividere meno informazioni, cercando solo – senza rimpianto – il proprio tornaconto.

5. Gli incentivi sono disallineati:

quando chi vende ritiene, a torto o ragione, di non essere adeguatamente compensato per il proprio “successo commerciale”, potrebbe cedere facilmente a sconti o concessioni che non hanno impatto significativo sul suo guadagno, ma che possono incidere significativamente sul profitto dell’azienda.

Cosa fa di un venditore un top performer?

Cosa spinge chi compra a scegliere un fornitore piuttosto che un’altro?

In un percorso di vendita professionale vince sempre la concretezza . . . 
si apprende da ciò che funziona, e sta già funzionando per altri!

 

Per maggiori informazioni, per un incontro conoscitivo, per definire come l’intervento possa allinearsi alla vostra realtà,  potete chiamare lo 02.498.70.21
chiedendo di Oliviero Castellani
o inviare una mail

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