Concludere la vendita: chiedere sempre?

 

Se i venditori cercassero sempre di concludere venderebbero molto di più.

Si dice che la vendita è come l’amore, poiché nell’amore, come nella vendita, bisogna chiedere per avere successo.

Concordate con queste affermazioni?

Conflitto o cooperazione?

Come si fa a trasformare uno scontro in un problema da risolvere?
Come si fa a passare dal conflitto alla cooperazione?
Come si fa a percepire di avere semplicemente a che fare con una situazione difficile, anziché con una persona difficile?

Facilitare l’acquisto

Quanto siete d’accordo con questa affermazione?
Quando gli elementi della tua comunicazione disegneranno e costruiranno uno scenario, e lo scenario rappresenterà una storia credibile per il tuo cliente, allora potrai essere certo di aver costruito un habitat fertile che faciliterà l’acquisto per i tuoi clienti.

E’ davvero così?

Simone Perotti nel suo libro “Adesso Basta” ci invita a cambiare stile di vita, definendo, praticamente, il benessere una velata schiavitù. Tra l’altro afferma:
“Un’epoca migliore di questa per il nostro Paese non si era mai vista (nonostante la crisi); fino a circa un secolo fa c’erano fame, guerre, carestie, malattie ed epidemie, per cui non ci sarebbe da lamentarsi.
Eppure con la salute, con la pace e col benessere sono sopraggiunte anche l’alienazione e l’omologazione (e ora anche l’insicurezza) e sembra che non vi sia alternativa a una vita spesa a lavorare, produrre, indebitarsi e consumare, ripetendo gesti privi di senso, per troppo tempo, per una vita intera.”
E’ davvero così?

E’ davvero così?

Simone Perotti nel suo libro “Adesso Basta” ci invita a cambiare stile di vita, definendo, praticamente, il benessere una velata schiavitù. Tra l’altro afferma:
“Un’epoca migliore di questa per il nostro Paese non si era mai vista (nonostante la crisi); fino a circa un secolo fa c’erano fame, guerre, carestie, malattie ed epidemie, per cui non ci sarebbe da lamentarsi.
Eppure con la salute, con la pace e col benessere sono sopraggiunte anche l’alienazione e l’omologazione (e ora anche l’insicurezza) e sembra che non vi sia alternativa a una vita spesa a lavorare, produrre, indebitarsi e consumare, ripetendo gesti privi di senso, per troppo tempo, per una vita intera.”
E’ davvero così?

Lavorare troppo fa male al cuore

Buongiorno a tutti
Vorrei segnalarvi un articolo del Corriere della Sera che riporta i risultati di una ricerca di un un gruppo di studiosi finlandesi dell’Istituto di Medicina Occupazionale di Helsinki in Finlandia, in collaborazione con colleghi dell’University College di Londra. I medici hanno analizzato i dati di oltre 7000 volontari, tutti impiegati londinesi, seguendoli per oltre dieci anni per capire se le ore lavorate ogni giorno fossero correlate in qualche modo con il rischio cardiovascolare, stimato anche attraverso il Framingham Heart Risk Score che tipicamente viene impiegato proprio per valutare la probabilità di andare incontro a un evento cardiovascolare nei successivi dieci anni. I ricercatori hanno escluso dalla loro analisi i pazienti che avevano già avuto problemi di cuore e chi lavorava part time; in media i partecipanti avevano un profilo di rischio cardiovascolare da basso a moderato, al momento dell’ingresso nello studio. La ricerca ha dimostrato che trattenersi troppo in ufficio fa male al cuore e purtroppo, pare, indipendentemente dal salario aggiuntivo: aumenta infatti il rischio cardiovascolare, in maniera indipendente rispetto a tutti gli altri elementi di pericolo già conosciuti, dal colesterolo alla pressione alta.
«Il 54 per cento dei partecipanti lavorava da sette a otto ore al giorno; per il 10 per cento la giornata lavorativa si prolungava oltre 11 ore – riferiscono gli autori –. Abbiamo seguito questi soggetti in media per oltre 12 anni, registrando 192 eventi cardiovascolari. Quindi, abbiamo valutato se si fossero manifestati soprattutto in chi lavorava di più». La risposta è sì: mentre 9 ore di lavoro ogni giorno non sembrano comportare un rischio superiore rispetto alla giornata standard di otto ore (o sette per i più fortunati), chi lavora quotidianamente 10 ore ha una probabilità del 45 per cento superiore di andare incontro a infarti e ictus; ancora più in pericolo i lavoratori indefessi che non staccano prima di 11 ore, per loro la probabilità di guai al cuore cresce del 67 per cento. Mika Kivimaki, l’epidemiologo dell’University College di Londra che ha coordinato la ricerca, ammette che «l’incremento di probabilità di eventi non è eccessivo, inoltre non sappiamo se gli straordinari siano soltanto un marcatore di rischio, ad esempio perché si associano ad altri elementi “pericolosi” come uno stile di vita poco sano o uno stress eccessivo, o siano piuttosto una reale causa di problemi cardiovascolari; tuttavia, in questi tempi di crisi economica e di grosse difficoltà sul lavoro, è importante considerare che esagerare con le ore passate in ufficio può creare stress e conseguenze negative per la salute del cuore e dei vasi». Gli stessi autori poco tempo fa avevano riferito dati analoghi , dimostrando che bastano tre ore di straordinario per far impennare il rischio cardiovascolare del 60 per cento; pur con tutte le cautele del caso (il campione esaminato comprende solo impiegati, le ferree regole delle sperimentazioni mediche impediscono di dire con certezza che tutto questo valga anche per i manager o gli operai), c’è di che riflettere. E se vogliamo salvarci la pelle, forse, conviene non esagerare con lo stakanovismo.
Per l’articolo integrale
http://www.corriere.it/salute/cardiologia/11_giugno_15/iper-lavoro-dannoso-cuore-meli_f59f4202-8541-11e0-80e3-cc32f5990b02.shtml

Di chi è il cliente?

Si discute da sempre se il cliente è del venditore o dell’azienda.

In un work shop on line svolto nello scorso mese di febbraio alla domanda “dichi è il cliente?” sono emerse alcune interessanti  considerazioni di cui vogliamo farvi partecipi.

Si è scelto di mettere unicamente le iniziali dei partecipanti, unitamente al ruolo ed al settore di appartenenza, al fine di rispettare la privacy di coloro che hanno contribuito a questa discussione.

Seguire il proprio chiaro di luna interiore

Potremmo avere il lavoro migliore e più pagato del mondo, ma se sentiamo di preferire qualcosa di meno accattivante e remunerativo, non prospereremo, così come non può finire bene una storia d’amore con la persona sbagliata: non possiamo avere il vero successo se ci troviamo in situazioni contrastanti con le nostre esigenze intime.
Quando siamo inquieti e insoddisfatti, quando, seppur tutti gli altri ci dicono che abbiamo una vita invidiabile, ci sentiamo come in un vestito estremamente stretto, questo è il momento in cui occorre, come diceva Allen Ginsberg “seguire il proprio chiaro di luna interiore”.